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LeZampogneDiAttilioVaccaro.it

La zampogna è uno strumento a fiato molto popolare diffuso in tutta l'Europa, ma anche in Asia, India ed Africa settentrionale. Essa consiste in un complesso di più canne sonore costruite in legno, dalla forma strombata nella parte terminale, dette anche “trombe”, alloggiate in un blocco, sempre in legno, detto “testale”, tramite appositi innesti forati. Il “testale” è fissato all’apertura di un otre di pelle di capra rivoltata. Tramite una “cannella” inserita in un’altra e minuscola fessura dell’otre, il suonatore vi soffia una riserva d’aria. La pelle di capra è usata come un mantice manovrato dal braccio dello zampognaro che spinge l’aria a sollecitare le ance (semplici o doppie) di cui le canne sono munite. Le due canne laterali, dette chanter, sono dotate di fori (a volte anche di chiavi) per la digitazione della melodia armonica e ritmica, simili a quelli di un piffero; altre due canne, dette “bordoni”, prive di fori, producono due rispettive ed uniche note costanti che forniscono l’accompagnamento di base su cui si appoggia la melodia. Tutte le canne vanno accordate con la nota fondamentale del chanter.

Esistono numerosi modelli di zampogne ed ognuno di essi insiste in specifiche aree geografiche (a Chiave, a Paru, Surdulina, Zoppa, Moderna). Il loro repertorio si basa su due ritmi principali molto differenti tra loro; uno è lento e in esso si configurano suonate dette pastorali o processionali che evocano il movimento lento e andante, l’altro è dato dai ritmi veloci che accompagnano i numerosi e differenti balli popolari che vengono erroneamente accomunati in un termine generico di “tarantelle”.

L’immaginario popolare colloca la zampogna all’interno del mondo agro-pastorale; per lo più è stata associata all’immagine del pastore, fino a diventarne simbolo e stereotipo culturale, diffuso dalle “mode arcadiche” che hanno trovano massicce ricadute anche nell’iconografia presepiale in cui sono contemplati vari pastori, appunto, suonatori di zampogne. L’origine di questi strumenti va collocata probabilmente nel Vicino Oriente, ma la data della sua comparsa è ignota. Si tratta, molto probabilmente, di varianti elaborate e complesse del “doppio aulos” o doppio piffero o flauto.

La zamp

ogna viene segnalata in Nord Africa ed in Grecia sin dal periodo più arcaico. Nell’antica Roma, Marziale e Svetonio citano alcuni suonatori (utricularius/zampognaro) di ascaules, nome che deriva dal greco, ascos, sacco, e aulos, piffero ad ancia.

Le citazioni e le fonti iconografiche si trovano più numerose a partire dal basso e alto Medioevo, quando le zampogne divennero molto diffuse in ogni ambito sociale e conquistarono la scena musicale colta, oltre che popolare.

A partire dal Rinascimento, con la crisi della musicalità modale, (a cui la composizione della musica da zampogna è legata), tale strumento iniziò ad uscire, progressivamente, dall’ambito della musica colta, ma continuò ad avere grande successo nella musica popolare con eccellenti componimenti, alcuni dei quali sono ancora reperibili tra i repertori degli zampognari.

 


 

 

Presepe di Panettieri 06/01/2010